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Il vero motivo per cui la tua sciatica non passa (indizio: non è «l'usura») e il metodo da 15 minuti da provare prima di prenotare un'altra infiltrazione

13 ottobre 2026

Gabriella sorridente in poltrona, a casa sua

Non riuscivo più a infilarmi le scarpe da sola.

Ero seduta sul bordo del letto, lo stesso da cui mi ero alzata diecimila mattine. Piegata in avanti, le dita che tremavano, le lacrime che scendevano...

Cercavo di fare una cosa che facevo ogni mattina senza pensarci.

E non ci riuscivo.

In quel momento non ero più Gabriella.

Non ero una moglie. Una madre. Quella che non si fermava mai.

Ero solo una donna che faceva una vita da invalida.

A 61 anni convivevo con il mal di schiena da quasi due anni.

Niente di grave, all'inizio. Un fastidio in fondo alla schiena, a fine giornata. Non ci avevo dato peso.

La classica cosa per cui prendi un antinfiammatorio e non ci pensi più...

Ma non è rimasta così.

Il dolore è sceso. Prima nella natica. Poi lungo la gamba. Fino al piede.

Come un ladro nella notte, mi portava via un pezzo di vita alla volta.

Prima le passeggiate.

Io ho sempre camminato. Almeno quattro o cinque chilometri al giorno. Poi, dopo poche centinaia di metri, arrivava quella sensazione: un coltello incandescente conficcato dietro la coscia.

Mi fermavo. Aspettavo. Provavo a ripartire. Alla fine ho smesso.

Poi la spesa.

Due buste da tre chili, e mi ritrovavo piegata in due. Ho cominciato a farmi portare tutta la spesa a domicilio.

Non decidevo più cosa fare. Decideva la schiena.

Poi è arrivata la notte.

Alle tre mi svegliavo. Bastava girarmi sul fianco sinistro e partiva una fitta che mi faceva gridare.

Non esagero.

Ho provato tutte le posizioni. Il cuscino tra le ginocchia. Un materasso nuovo. Il topper. Ho fatto cambiare perfino le doghe.

Niente.

Alla fine mi alzavo piano, per non svegliare Franco. Andavo in salotto e mi sistemavo in poltrona, ad aspettare che facesse giorno.

Quella poltrona è diventata il mio «letto» per i sette mesi successivi.

Sette mesi senza una notte intera. Sette mesi di mattine in cui mi alzavo devastata. Sette mesi di Franco che mi guardava senza sapere come aiutarmi.

E la mattina delle scarpe? È lì che ho toccato il fondo.

Ero di nuovo sul bordo del letto, la scarpa in mano. Provavo a chinarmi, e mi tiravo indietro appena arrivava la fitta.

E non ci riuscivo.

Franco si è inginocchiato davanti a me e me le ha infilate lui. Come si fa con una bambina.

Sono rimasta seduta lì. E ho pianto.

Non per il dolore. Per l'umiliazione.

Per aver capito che questa cosa mi aveva tolto tutto.

Le mie passeggiate. Il sonno. La mia indipendenza. Le mie giornate. Me stessa.

Non sapevo più chi ero.

E non avevo idea che, di lì a tre settimane, sarebbe cambiato tutto...

Ho provato di tutto. E dico DAVVERO tutto.

Tutto quello che Gabriella ha provato: fisioterapia, infiltrazioni, ozono, farmaci, termoforo, busto

Prima di raccontarti cosa ha funzionato davvero, devi sapere cosa non ha funzionato.

Perché immagino che anche tu abbia fatto la mia stessa strada...

E voglio che tu lo sappia: ti capisco. Ci sono passata.

Il termoforo? Ne ho comprati tre. Uno al supermercato, uno in farmacia, uno da sessanta euro su Amazon.

Dopo venti minuti erano tiepidi, anche tenendoli al massimo. Mi svegliavo alle tre con il termoforo freddo appiccicato alla schiena. Inutile.

La fisioterapia? Venti sedute. Due volte a settimana. Cinquanta euro l'una. Mille euro di tasca mia. E cosa avevo ottenuto? Un po' di sollievo. Poi, dopo due settimane, punto e a capo. «Ci vuole tempo», mi ripetevano. Ma il tempo stava finendo. E anche i soldi. E anche la speranza.

Le infiltrazioni? Due, di cortisone. Trecento euro ciascuna. La prima mi ha aiutata per sei settimane. Pensavo di essermela cavata. Poi il dolore è tornato, più forte di prima. La seconda? Non ha fatto assolutamente niente. Il medico ha alzato le spalle: «Capita.»

Antidolorifici che ormai non mi facevano più effetto. Massaggi. Osteopata. L'ozono: dieci sedute, ottocento euro. Agopuntura, finché il portafoglio ha retto. Il busto rigido, perfino per lavare i piatti. L'elettrostimolatore comprato online, con gli elettrodi che dopo una settimana non attaccavano più.

Ho provato persino gli esercizi su YouTube alle tre di notte. Hai presente quei video: «Fai QUESTO esercizio e dici addio alla sciatica!» Li ho fatti tutti. Ogni giorno. Per mesi.

Niente ha funzionato.

Non sul serio. Non a lungo. Qualche ora di sollievo qua e là. Abbastanza per illudermi. Per farmi credere che quella fosse la volta buona.

Non lo è mai stata.

Poi il mio medico ha pronunciato le parole che temevo più di tutte:

«Gabriella, credo sia arrivato il momento di parlare di intervento.»

La visita dal neurochirurgo che mi ha fatto piangere

Gabriella in lacrime nello studio del neurochirurgo

Mi ha mandata da un neurochirurgo. Un uomo con i diplomi alle pareti e quattro mesi di lista d'attesa.

Mi sono seduta nel suo studio, con la mia risonanza accesa sullo schermo, mentre mi spiegava le opzioni.

Intervento all'ernia L4-L5. Il ricovero. Mesi di convalescenza. Niente macchina. Niente pesi. Nemmeno una borsa della spesa.

Poi ha detto una cosa che mi ha gelata:

«Devo essere onesto con lei, Gabriella. L'intervento non garantisce che il dolore scompaia. L'ernia può ripresentarsi. E il dolore può restare anche dopo l'operazione.»

Nessuna garanzia.

Un intervento alla colonna. Mesi della mia vita. E nessuna garanzia di tornare quella di prima.

Avevo letto di persone con le viti nella schiena. Di vertebre vicine che cominciavano a cedere. Mi è venuta in mente perfino la sedia a rotelle. La paura era tantissima.

Sono scoppiata a piangere lì, davanti a lui. Non qualche lacrima composta. Un pianto brutto, con il naso che colava e il respiro che non riuscivo a controllare.

Rileggilo bene.

Un intervento alla colonna. E nessuna garanzia di riavere la tua vita.

Mi ha passato un fazzoletto e mi ha detto di tornare «quando sarà pronta». Non era stato cattivo con me.

Ma è stato lì che ho capito: il sistema non è fatto per farti tornare a vivere. È fatto per smistarti da una visita all'altra.

Poi il mio fisioterapista mi ha detto una cosa che ha cambiato tutto

Il fisioterapista mostra a Gabriella il suo disco sul tablet

Sono tornata dal mio fisioterapista un'ultima volta. Non perché pensassi che potesse fare qualcosa di diverso. Avevo solo bisogno di sfogarmi.

Stefano mi seguiva da mesi. Conosceva la mia schiena meglio di me. Mi aveva vista piangere. Mi aveva vista arrabbiata. Mi aveva vista nei giorni in cui non riuscivo nemmeno a stare seduta.

Così, quando gli ho raccontato della visita dal neurochirurgo, è rimasto in silenzio.

Proprio in silenzio.

Poi ha chiuso la porta dello studio, cosa che non faceva mai, e mi ha detto:

«Gabriella, posso dirti una cosa tra noi?»

Ho annuito.

«Il problema della tua schiena non è che il disco è consumato. È che ha sete.»

Dovevo avere una faccia confusa, perché ha preso il tablet e mi ha mostrato un disegno.

Il vero motivo per cui la tua sciatica non passa

Stefano me l'ha spiegato così:

«I dischi tra le vertebre sono come delle spugne. Da giovani sono fatti in gran parte d'acqua. Con gli anni, e con il peso di ogni giornata, quell'acqua si perde. Il disco si abbassa. Le vertebre si avvicinano. E il nervo resta schiacciato in mezzo.»

Poi ha preso la mia risonanza e mi ha indicato una parola sul referto.

«Disidratazione.»

Era lì. Nero su bianco. E nessuno me l'aveva mai spiegata.

Non è «l'usura». Non è il destino. Non è colpa mia.

Disidratazione.

«Pensa a una spugna da cucina» mi ha detto. «Quando è bagnata è morbida: la schiacci e torna su. Quando si secca diventa dura e sottile. Più la schiacci, più si crepa.»

«E l'intervento toglie quello che preme sul nervo, ma il disco resta secco. Togliere quello che preme non basta. Il tuo disco ha bisogno di bere.»

Ecco perché il termoforo non funzionava: scalda la pelle, ma non ridà spazio al disco.

Ecco perché la fisioterapia mi dava sollievo solo per un po': i muscoli si scioglievano, ma il disco restava schiacciato.

Ecco perché le infiltrazioni smettevano di funzionare: calmano l'infiammazione, ma il disco resta disidratato.

Ed ecco perché l'intervento, da solo, non dà garanzie: puoi togliere quello che preme, ma se il disco resta senz'acqua e senza spazio, la pressione può tornare.

La scienza è chiara (anche se nessun medico te ne ha mai parlato)

Quella sera sono tornata a casa e ho cominciato a cercare. Dovevo vederlo con i miei occhi.

Quello che ho trovato mi ha lasciata senza parole.

Nel 1985 tre ricercatori inglesi hanno misurato quanto cambia la nostra altezza durante il giorno: solo stando in piedi perdiamo fino a un paio di centimetri. Sono i dischi che si svuotano d'acqua sotto il peso del corpo. Di notte, da sdraiati, la riprendono.

Nello spazio, gli astronauti diventano più alti di qualche centimetro. Stesso motivo: senza il peso della gravità, i dischi si riempiono di nuovo.

E nel 1994 due neurochirurghi americani, Ramos e Martin, hanno misurato la pressione dentro il disco durante la trazione della schiena. Scendeva fino a diventare negativa. Come se il disco potesse finalmente richiamare acqua.

Pressione. Acqua. Spazio.

Questa non è medicina alternativa. Non è una moda di internet.

È il modo in cui funziona la nostra colonna. Solo che nessuno te lo spiega in dieci minuti di visita.

La domanda non è se il disco ha bisogno di acqua e di spazio. (Ce l'ha. È biologia.)

La domanda è: come si ridà spazio a un disco che è schiacciato da anni?

È stata la prima cosa che ho chiesto a Stefano.

«E allora come si fa, concretamente?»

Ha sorriso. «È qui che diventa interessante.»

Il metodo della «Triplice Terapia»

Stefano mi ha parlato di una cosa che consigliava, quasi sottovoce, ai suoi casi più difficili. Pazienti come me, che avevano provato di tutto e stavano già pensando all'intervento.

Un dispositivo da usare a casa che fa tre terapie nello stesso momento:

1. Trazione a 26° esatti. Un arco si solleva piano sotto la zona lombare e allunga la schiena, per ridare spazio tra le vertebre. Non la pressione a caso di un cuscino massaggiante: un angolo preciso.

2. Calore a 44 °C in circa 60 secondi. Scioglie i muscoli contratti intorno al nervo. Non il tepore di un termoforo che si raffredda: un calore costante, per tutta la sessione.

3. Vibrazione mirata. Profonda e regolare, sotto la schiena. Non una pistola da massaggio da spostare di continuo. Aiuta i muscoli contratti a lasciarsi andare.

«Ecco la chiave» ha detto Stefano. «Il calore da solo non basta. La trazione da sola non basta. La vibrazione da sola non basta. Ognuna fa una cosa. La tua schiena ne chiede tre, nello stesso momento.»

Tre. Nello stesso momento.

«È di questo che ha bisogno il tuo disco» ha detto. «Spazio per riprendere acqua, e muscoli sciolti che non lo schiacciano di nuovo. È l'unico apparecchio che ho visto fare tutte e tre le cose insieme.»

Mi ha detto che si chiamava Tepora Tricalma. E di provarlo per due settimane, prima di decidere qualsiasi cosa sull'intervento.

«Cosa hai da perdere?» mi ha detto. «Quindici minuti al giorno. Tutto qui.»

Cosa è successo nei 14 giorni successivi

L'ho ordinato quel giorno stesso. Tra fisioterapia, infiltrazioni e tutti gli altri tentativi, avevo già speso più di duemila euro. Un tentativo in più, a quel punto, cosa cambiava?

Quando è arrivato, l'ho provato subito.

Ecco cosa è successo:

Giorno 1: Il calore è arrivato in meno di un minuto. Poi ho sentito l'arco sollevarsi piano sotto la schiena, e mi sono lasciata andare. I 15 minuti sono passati senza che guardassi l'orologio. Quella notte ho dormito quattro ore di fila. Per me erano già tantissime.

Giorno 3: Il dolore che di solito scendeva fino al piede si fermava a metà gamba. Non era sparito. Ma era più su. Come se qualcuno avesse abbassato il volume.

Giorno 4: Mi stavo vestendo e mi sono infilata una scarpa senza pensarci. Mi sono fermata. Ho provato con l'altra. Poi le ho tolte e rimesse, per essere sicura. Sono rimasta seduta sul bordo del letto e ho riso.

Giorno 7: Mi sono svegliata sul fianco SINISTRO. Il fianco su cui non riuscivo più a dormire da mesi. Nessuna fitta. Nessun grido. Mi sono solo... svegliata. Come una persona normale.

Giorno 9: Sono uscita a fare due passi. Poi fino in fondo alla via, senza fermarmi. Quando sono tornata a casa avevo le lacrime agli occhi. Stavolta di gioia.

Giorno 14: Sono tornata a dormire nel nostro letto. Per la prima volta in sette mesi. Franco mi ha stretta e mi ha detto: «È come se avessi ritrovato mia moglie.»

Il giorno dopo ho chiamato lo studio del neurochirurgo: il controllo poteva aspettare.

Sono passati quattro mesi. Dormo accanto a Franco. Cammino ogni mattina. Mi infilo le scarpe da sola.

Le cose di tutti i giorni le faccio senza pensarci. E per me è già tantissimo.

Mi sono ripresa la mia vita.

Se la tua schiena ti sta rubando il sonno, le passeggiate, le cose più semplici, non devi continuare a soffrire così.

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Non sono l'unica

Quando ho letto le esperienze di altre persone che avevano provato il Tricalma, ho riconosciuto la mia stessa storia. Le scarpe. Le notti. La paura di alzarsi da una sedia. La voglia di tornare a fare le cose normali.

Ecco le loro parole:

Monica: prima e dopo

Monica L., «Alla mia età non chiedo miracoli»:

«Alla mia età non chiedo miracoli, chiedo solo di riuscire a fare le mie cose. Scendere dalla macchina, mettermi le scarpe, sistemare qualcosa in giardino. Con questo apparecchio ho ricominciato a farle senza quella fatica di prima. Sono soddisfatta e continuo a usarlo tutti i giorni.»

Vittoria: prima e dopo

Vittoria R., sciatica da anni:

«Soffro di mal di schiena e sciatica da anni. Stare seduta, alzarmi o sdraiarmi era diventato un problema: ogni movimento mi faceva male. Ero parecchio scettica, lo ammetto. Ma dopo appena una settimana ho iniziato a sentire la differenza. Ora riesco a muovermi senza dover stringere i denti.»

Roberto: prima e dopo

Roberto C., operato diciotto mesi fa:

«Operato diciotto mesi fa, dolore ancora presente. Sei settimane con Tepora e sono di nuovo in piedi al bancone della cucina senza dovermi appoggiare.»

Sandro: prima e dopo

Sandro F., dieci ore al giorno alla scrivania:

«Faccio giornate lunghe, a volte dieci ore alla scrivania, e il problema era che a un certo punto non mi alzavo più perché sapevo che mi avrebbe fatto male. Restavo seduto e basta. Uso il Tricalma la sera quando torno a casa ed è diventato parte della giornata. Adesso stare seduto al lavoro è molto più sopportabile e anche guidare non è più quel peso che era prima. Sono le cose normali, ma per me è tanto.»

Giulia: prima e dopo

Giulia M., «Ho ripreso la mia vita»:

«Scendere dal letto, infilarmi le scarpe, stare seduta per più di dieci minuti: tutto era diventato difficile. Con questo apparecchio mi sembra di aver ripreso in mano la mia vita. Ogni schiena è diversa, ma nel mio caso la differenza è stata enorme.»

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Forse ti stai chiedendo...

«Se funziona così bene, perché il mio medico non me ne ha mai parlato?»

Perché nelle mie visite si parlava sempre del dolore, mai del disco.

Un referto. Una terapia da provare. E poi un altro appuntamento.

Nessuno mi aveva mai presa da parte per spiegarmi cosa succedeva ai miei dischi. Stefano è stato il primo.

Non sto dicendo che i medici non siano bravi. Il neurochirurgo che mi ha visitata è stato gentile con me...

Ma il sistema in cui lavorano non è costruito intorno alle soluzioni semplici da usare a casa.

«Non è solo un termoforo più caro?»

No.

Il termoforo scalda la pelle. Non solleva la zona lombare. Non ridà spazio tra le vertebre. Non aiuta i muscoli a lasciarsi andare con la vibrazione.

Il Tricalma fa tre terapie nello stesso momento: trazione, calore e vibrazione. Per questo arriva dove il termoforo si ferma.

«E se con me non funziona?»

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«109,99 €? Non costa poco.»

Lo so.

Anch'io temevo fosse un altro aggeggio per spillarmi soldi...

Poi ho ripensato alle mie spese. Mille euro di fisioterapia. Seicento di infiltrazioni. E tutto il resto.

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Lo paghi una volta. Poi è tuo.

Perché funziona quando tutto il resto ha fallito

Il giro delle cure contro la soluzione semplice

Ho chiesto a Stefano perché non ne parlasse a tutti.

Ha sorriso. «Gabriella, pensa a quante volte sei tornata qui. Quante sedute hai fatto. Quanti appuntamenti hai prenotato. E quante volte il dolore è tornato. Il sistema non è fatto per le soluzioni semplici.»

Aveva ragione. Intorno al mal di schiena gira un mondo intero. Visite. Sedute. Infiltrazioni. Farmaci. Ogni appuntamento si paga. E poi si ripaga.

Ma il principio è semplice:

Quando ridai spazio a un disco schiacciato, il disco può tornare a bere.

La trazione ridà spazio. Il calore scioglie i muscoli contratti. La vibrazione li aiuta a lasciarsi andare. Tutto nello stesso momento.

E quando la pressione sul nervo cala, il dolore cala. Ti muovi meglio. Dormi meglio. Le giornate tornano tue.

Non è magia. È biologia.

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Ecco cosa ti direi se fossi mia sorella

Gabriella in poltrona alle 3:07 e oggi a passeggio con Franco

Se soffri di sciatica, che sia un dolore continuo o una fitta che va e viene, immagino tu abbia due domande: come faccio ad avere un Tricalma? E soprattutto: come ottengo i risultati migliori?

Rispondo prima alla seconda.

Usalo tutti i giorni. Anche quando cominci a stare meglio. Soprattutto quando cominci a stare meglio.

Il tuo disco ha sete da anni. Non puoi recuperare tutto quello che hai perso con una sola sessione.

Ma i primi cambiamenti possono arrivare presto.

Il 92% dei clienti intervistati ha dichiarato di dormire meglio già nella prima settimana.

Pensa a cosa significa, dopo mesi passati a cercare una posizione che non faccia male.

E poi continua. Settimana dopo settimana. Quindici minuti al giorno. Trazione, calore e vibrazione, insieme.

Stefano mi ha consigliato di continuare per almeno 3 mesi, e di non abbandonare la routine appena mi fossi sentita meglio. Il risultato non viene dall'intensità: viene dalla costanza.

È quello che ho fatto. E oggi quei quindici minuti fanno parte della mia giornata.

Ora viene la parte difficile

Controllo della temperatura a 44 °C prima della spedizione

Vorrei dirti che fare un Tricalma è semplice. Non lo è.

Ogni dettaglio deve essere preciso: l'arco che si solleva fino a 26°, non uno di più. Il calore che arriva a 44 °C e resta costante. La vibrazione mirata, insieme alle altre due.

Se anche uno solo di questi numeri è sbagliato, non è più lo stesso metodo. È solo un cuscino che scalda.

Per questo viene fatto in gran parte a mano, e ognuno viene controllato prima di partire.

Il Tepora Tricalma lo trovi solo sul sito ufficiale Tepora. Per questo ti consiglio di ordinarlo direttamente da qui.

Parliamo di quanto vale davvero

Il biglietto di Gabriella: quello che ho speso prima del Tricalma

Prima di trovare il Tricalma avevo speso più di duemila euro. Mille euro di fisioterapia. Seicento di infiltrazioni. E poi ozono, termofori, busti, agopuntura e apparecchi comprati online.

Il prezzo di listino del Tepora Tricalma è 179,99 €.

Dopo tutto quello che avevo speso, sapevo quanto valeva poterlo usare a casa...

Ma non ti sto raccontando questa storia per parlare di soldi.

Te la racconto perché cinque mesi fa ero seduta nello studio di un neurochirurgo e piangevo. Avevo davanti un intervento alla colonna. E nessuna garanzia di riavere la mia vita.

Se Stefano non mi avesse spiegato cosa stava succedendo al mio disco, sarei ancora in quella poltrona.

Per questo voglio dirti una cosa: oggi il Tricalma costa 109,99 € invece di 179,99 €. Meno di una sola infiltrazione. E risparmi 70 €.

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Sei a un bivio

Gabriella al bivio tra strada 1 e strada 2

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Gabriella R.

P.S. Uso ancora il mio Tricalma tutti i giorni. Non perché devo. Perché mi fa stare bene. E perché in quella poltrona non voglio tornare mai più.

P.P.S. Franco e io abbiamo appena prenotato una settimana in montagna. La prima vacanza in due anni. Voglio tornare a fare quelle lunghe passeggiate che temevo sarebbero rimaste soltanto un bel ricordo. Tutto perché un fisioterapista mi ha detto che il mio disco aveva sete... e mi ha mostrato come farlo bere.

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Carla Zucca

Quanto tempo al giorno la devo usare? O serve solo per diverse ore (e dunque notturne)?

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Tepora

Ciao Carla, bastano 15 minuti al giorno: un pulsante e la sessione parte da sola. Si spegne da sé dopo 30 minuti.

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Marina Zuccarini

E' l'unica cosa che mi da sollievo ho provato di tutto una volta al giorno e recupero le mie funzioni

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Tepora

Ciao Marina, che bello leggere questo, grazie di cuore per averlo condiviso! Continua così, con costanza, un passo alla volta 😊

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Rosella Galli

Tutte le sere faccio 15 minuti e il giorno dopo sto' discretamente!

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Angela Martino

L'ho acquistata da circa 20 giorni...la uso la sera davanti alla tv. Meravigliosa...

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Fausto Chelli

Acquistato ottimo prodotto

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Valeria Bezzi

Lo uso da,3 settimane e sono molto soddisfatta!!!

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Tepora

Valeria Bezzi Che bello leggerlo, Valeria, grazie davvero 🙂 Tre settimane sono proprio il momento in cui si inizia a sentire la differenza la mattina. Buona giornata e buone notti!

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Graziella Greggio

Chi ha un distanziatore in titanio perché è stato operato, ma ha ancora male, lo può usare lo stesso?

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Tepora

Ciao Graziella, in questo caso ti consigliamo di chiedere prima al tuo medico, che conosce la tua schiena. Se ti dà l'ok, hai 100 notti per provarlo con calma e vedere come ti trovi.

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